E’ in arrivo Il panda italiano?

Il mio post segue una interessante discussione su facebook scatenata dal blog di Andrea Moro “Google Panda. In Italia il peggio deve ancora arrivare“.

In sostanza Moro (lo chiamo per cognome per non creare ambuiguità) fa una  considerazione abbastanza forte:

Devo essere sincero, non ci ho perso molto tempo perchè sono molto occupato in questi giorni, ma allo stesso tempo sono rimasto basito nel vedere di come i SEO italiani, ammesso che questi siti siano seguiti da dei SEO, stiano facendo poco o nulla per mitigare quelle problematiche certe che porteranno a danni collaterali quasi imminenti.

Ma in sostanza cosa è il “Panda update”?

Si tratta di un aggiornamento dell’algoritmo di google, che è andato a colpire (pesantemente) una serie di siti definiti “content farm“: essenzialmente erano giganteschi archivi di articoli scritti su “misura” per i motori di ricerca. Lo scopo di questi siti era essenzialmente di raccogliere informazioni su ogni possibile argomento dello scibile umano: niente di nuovo sotto il sole, la wikipedia assurge ad un ruolo similare, con alcuni importanti differenze:

  • C’e’ una sola wikipedia, mentre ci sono centinaia di questi archivi di contenuti
  • Alcuni contenuti erano originali, altri erano “manipolazioni” tramite “spinning“, quindi poco originali.
  • Quando i testi erano originali, erano comunque di bassa qualità, poco autorevoli.

L’algoritmo di Panda ha sostanzialmente declassato questi siti, riportando (nelle intenzioni di google) i siti autorevoli in posizioni predominanti. Se questo può sembrare ingiusto, ricordatevi che…

  1. Se cercate informazioni su una malattia, un tumore, un’operazione importante è meglio se il motore vi fornisce informazioni di medici o enti autorevoli, invece di un filippino (o altro abitante del terzo mondo) che scrive nel tempo libero per pagarsi gli studi.
  2. Google è proprietario dell’indice e quindi fa quello che vuole.

Questo però non vuol dire che non possiamo criticare e dare feedback 🙂

Danni collaterali

Il problema è che questo algoritmo, che secondo l’ingegnere di google Amit Singhal dovrebbe privilegiare i siti di “alta qualità”, in realtà in diversi casi ha colpito vittime innocenti.

Per esempio Alan Bleiweiss ha parlato di un suo cliente, un ecommerce che si è visto ridurre di parecchio il volume di traffico, anche se era in piedi da diversi anni e aveva fatto azioni legittime e costanti di Seo.

Perchè è successo questo ?

Perchè l’ecommerce aveva alcuni prodotti con descrizioni brevi (e ci può stare) ed essendo in un mercato molto competitivo, dove diversi altri venditori vendevano gli stessi prodotti, gli sono state copiate le descrizioni!

Il risultato è stato che google non ha più capito un cazzo: chi era l’autore originale ? sono duplicazioni! E io penalizzo !

Fuori controllo!

Leggendo le raccomandazioni di Amit Singhal è chiaro che hanno cercato di “spurgare” gli indici, cercando di interpretare vari segnali per capire se un sito era valido o meno: segnali social (es: retweet), frequenze di rimbalzo (che non sembrano essere valutate da analytics, quindi toglierlo è inutile) e poi “probabilmente”, il plugin di chrome per bloccare i risultati dalle pagine di ricerca (utilissimo!).

Va da se che l’intento di bloccare i siti “informativi” o presunti tali è evidente dalle raccomandazioni di Amit:

  • Would you trust the information presented in this article? (se sto cercando informazioni, magari è perchè non ne so nulla?)
  • Is this article written by an expert or enthusiast who knows the topic well, or is it more shallow in nature? (e chi sono per saperlo ? Nostradamus? Mandrake?)
  • Are the topics driven by genuine interests of readers of the site, or does the site generate content by attempting to guess what might rank well in search engines? (si certo, facile saperlo per un non SEO)

e via dicendo, anzi delirando.

Se volete approfondire la teoria (perchè purtroppo di questo si tratta) potete leggere questo trattato di Seo Theory.

E in italia ? Quando arriverà Panda ? Cosa devo temere?

Questa è la domanda (o le meglio le domande) fondamentali.

Iniziamo dalla prima parte, ovvero, quando potrebbe arrivare in italia.

Secondo me, molto in là nel tempo.

Questo è un algoritmo che è molto complesso da implementare, prende in considerazione aspetti diversificati e non sempre sotto il controllo di google! Immaginate se twitter decidesse di bloccare google! Per questo motivo google sta cercando disperatamente di dotarsi di segnali social proprietari come il tasto +1.

Inoltre le sfumature delle lingue rendono più complesso il meccanismo e se google vuole fare lo sborone arrivando davvero a controllare la punteggiatura, allora è bene che si doti di ingegnieri toscani, perchè se io scrivo usando il dolce stil novo mi aspetto che il motore capisca.

Consideriamo inoltre il ritorno sull’investimento!

Panda in inglese ha interessato circa 300 milioni di internauti (usa + uk + canada + australia e nuova zelanda)

Chi pensate che sia il prossimo target da colpire ? Controlliamo gli utenti internet per nazione

  • La cina, con 420 milioni di utenti ? Non lo usa nessuno google! Usano BAIDU
  • Il giappone con 99 milioni di utenti ? Ops, sfiga, usano yahoo.
  • L’india con 81 milioni di utenti? hmmmm, possibile, considerando che hanno già parzialmente coperto la lingua inglese
  • Il brasile con 75 milioni di utenti? ohhh… interessante, considerando che google possiede Orkut!
  • La germania con 65 milioni di utenti ? buona fortuna…

…e l’italiano, che si parla solo in italia (e forse nel New Jersey) ? l’italia è quindicesima ! Quindi prima che il panda assassino decida di ingurgitarsi la lingua di dante, passerà moltissimo tempo.

Faccio il menagramo: chi è a rischio?

Partiamo dal presupposto principale: per noi SEO è un Business. Mettere a posto i siti eventualmente colpiti da Panda sarà un business e anche grosso.

Ma chi sarà eventualmente colpito?

  • Non gli aggregatori! Google “gna fà”. (trad:non ce la fa), anzi vedranno un incremento di traffico.
  • Tutti gli articoli di article marketing (pochi) e di rassegne stampa. Essenzialmente sono contenuti creati a macchinetta da redattori sottopagati
  • Tutti i comparatori di prezzi. Ripetizioni di descrizioni di articoli e nulla più. Si salveranno quelli che hanno una community di commentatori (tipo Ciao e amazon) che aggiungeranno user-generated content per differenziare le pagine dei prodotti. A tal proposito prevedo (sciagurati) incentivi al commento che diventeranno un problema.
  • Tutti i portali di annunci di lavoro. Come sopra, testi ripetuti a macchinetta.
  • Molti ecommerce: abbinare search e segnali social diventerà importante per mantenersi a galla, giusto per dire ai motori “hey, sono arrivato prima io!”.
  • Molte testate giornalistiche: Google dice che non ha intenzione di applicare filtri preferenziali, quindi a forza di copiare e ripubblicare comunicati Ansa, verranno classificati come “duplicati”. C’e’ da dire che molte testate sono consultate in base al brand e non in base alla ricerca organica… almeno finchè i responsabili non si accorgeranno che i loro siti non escono più nelle “news di google”.
  • Moltissimi siti “made for adsense” o “Made for affiliation”: Pochi contenuti, troppo blandi, ripetuti da altri siti significheranno la fine di questi siti.

…insomma stiamo a vedere che capita! E occhio al panda!

5 thoughts on “E’ in arrivo Il panda italiano?

  1. Ho la stessa opinione, ma hai dimenticato un altro gran mercato, il mercato francofono. Per esempio, Google Panda è atteso in Francia quest’estate, forse arriverà. Nel mio paese… probabilmente al Natale. 🙂

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